STUDENTI DEMOTIVATI CROLLANO I VOTI

Posted by | 26/09/2014 | Articoli | No Comments
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Inserisco questo articolo un po’ datato del Corriere ma sempre attuale come argomento, soprattutto a scuola appena iniziata. Il focus è su programmi più legati alla vita “reale”. In realtà non c’è alcun programma che imponga degli stage lavorativi durante gli anni di scuola (anche solo poche settimane all’interno di luoghi di lavoro). Recentemente, ho avuto modo di fare docenza a insegnanti e ascoltando i loro disagi lavorativi, ho riflettuto su questa carenza: la motivazione. Argomento spesso trattato da noi coach sia nei seminari che durante i percorsi di coaching. Un insegnante italiano accetterebbe di farsi aiutare da un coach? Accetterebbe dei feedback anche negativi purché costruttivi per motivare nuovamente i propri studenti?

Sappiamo quanta energia ci vuole a gestire l’aula a tenere alta e viva l’attenzione. Perché la scuola italiana non si mette in discussione? Perché non VUOLE rendersi conto che la classe dirigente si forma sui banchi di scuola fin dalla materna? Eppure i dati scientifici ci sono, i risultati sono evidenti a tutti.

Concludo: studenti demotivati prodotto di insegnanti demotivati?

Come può un sistema scolastico motivare gli studenti?

Questi i dati, ma come può un sistema scolastico promuovere una maggiore motivazione negli studenti? Quando si cerca una soluzione alla mancanza di motivazione nella scuola spesso si indicano politiche volte a indirizzare un maggior numero di studenti verso programmi più legati alla vita “reale”, dove l’insegnamento è maggiormente legato all’applicazione delle competenze alla vita lavorativa e di ogni giorno. Perché, si sottolinea spesso, non tutti gli studenti vogliono e devono andare all’Università dopo aver terminato gli studi secondari, e un paese con soli laureati non funziona. Tutto vero, ma l’Italia non è la Corea del Sud dove quasi la totalità degli studenti completa studi universitari: da noi sono pochi i ragazzi che si iscrivono all’università e ancora meno quelli che ottengono una laurea. Lo studio Ocse Pisa ha esaminato la relazione tra la motivazione degli studenti 15enni e diversi metodi che i sistemi scolastici adottano per raggruppare gli studenti tra scuole diverse. I risultati indicano che la motivazione degli studenti è inferiore in quei sistemi scolastici che offrono un maggior numero di programmi distinti, dove la percentuale di studenti che frequentano indirizzi tecnico-professionali invece che indirizzi accademici è maggiore, dove gli studenti sono raggruppati o selezionati per questi programmi in giovane età, dove una grande percentuale di studenti frequenta scuole accademicamente selettive, e dove una grande percentuale di studenti frequenta scuole che trasferiscono gli studenti con scarsi risultati, problemi comportamentali o esigenze di apprendimento speciali in altre scuole.

Le «classi omogenee» non riescono a motivare i ragazzi

I sistemi scolastici che adottano politiche volte a creare classi omogenee per interesse attraverso il raggruppamento degli studenti in diverse scuole o indirizzi tendono quindi ad essere sistemi dove la motivazione degli studenti è inferiore, non maggiore. Inoltre in questi sistemi la famiglia di origine ha un peso più considerevole nel determinare i risultati accademici degli studenti. In teoria la creazione di classi omogenee attraverso politiche volte a raggruppare gli studenti in scuole e orientamenti diversi potrebbe consentire agli insegnanti di adattare il loro approccio pedagogico e l’insegnamento alle esigenze specifiche di ciascun gruppo di alunni. Tuttavia queste politiche in genere rafforzano le disparità socio-economiche e quindi spesso si traducono in differenze di opportunità di proseguire ed eccellere negli studi perché gli interessi e le attitudini dei ragazzi sono ancora in continua evoluzione. La selezione avviene infatti troppo spesso in base criteri quali la capacità delle famiglie di supportare, motivare ed aiutare i loro figli a navigare il sistema scolastico e quindi fattori che hanno poco a che fare con le capacità degli studenti di eccellere. Inoltre spesso il tentativo di creare indirizzi di uguale valenza pedagogica agli indirizzi accademici ma dove l’insegnamento è più fortemente legato all’applicazione pratica delle competenze troppo spesso si perde nella creazione di programmi meno validi sul piano dei contenuti. Questi sono fattori altamente demotivanti per molti studenti perché l’adottare politiche di selezione comunica agli studenti, alle loro famiglie e agli insegnanti stessi che non ci si può aspettare molto dai più, ma che solo pochi studenti possono conseguire risultati scolastici eccellenti. Si corre quindi il rischio di demotivare gli stessi studenti che potrebbero trarre un maggiore beneficio se i loro genitori, i loro insegnanti e le loro scuole avessero grandi aspettative per loro.