Il coaching per la suocera

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Il racconto del 8.5.2015 è di  una suocera che non riesce a comprendere il grande risentimento della nuora, per la mancata ospitalità. Pur non essendo riuscita a stare con lei nel fine settimana, accettare la mancata ospitalità le ri-suona come maleducazione.

La signora voleva andare a trascorrere un w.end lungo a casa del figlio, mentre era via col padre. Non aveva ricevuto alcun invito dalla nuora e lei si era offerta come “aiuto”, visto che in casa c’era il nipotino di 16 mesi. Voleva rendersi utile.

Nonostante il rifiuto della nuora per il disagio della convivenza (senza il marito), la suocera affronta un viaggio di otto ore e va a casa del figlio. Vedendola ha una reazione poco cortese e visibilmente infastidita, ciò nonostante la suocera si ferma come ospite.

Quando mi ha telefonato, voleva sfogarsi e mi ha chiesto aiuto per capire come mai non era stata ben accettata.

Riflessione della coach

Ho proposto alla sig.ra questa riflessione: la differenza tra RICHIESTE e OFFERTE, un aspetto che affronto nel coaching ontologico.

Le richieste nascono da una carenza ed espongono chi le fa. Possono essere tacite e dipendono dal contesto. Si ripropongono fino a essere soddisfatte.

Le offerte nascono da una volontà di servizio:

dalla possibilità di una persona di convertirsi in un’opportunità per un’altra persona. L’offerta implica un rischio. Quello di non essere accolta.

Non offrirsi rappresenta una delle principali cause di perdite nascoste.

Dopo queste sollecitazioni, la sig.ra mi ha chiesto di poter riflettere perché non aveva considerato l’altra faccia della medaglia, proprio non riusciva a vederla. In seconda battuta, mi ha chiesto cosa poteva fare per rimediare…

Ed ecco la negoziazione. Le ho suggerito di fare una contro-proposta offrendo qualcosa di diverso alla nuora e suo figlio, promettendo di rendersi disponibile all’occorrenza consapevole del dono che potenzialmente poteva offrire.